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Platone (Πλάτων, Pláton)

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A cura di Giuseppe Cetorelli 

 

“La meraviglia è il principio di ogni filosofia”

Teeteto

Platone nacque ad Atene nel 427-428 a.C. e morì nel 348-347 circa. Il suo vero nome in realtà è Aristocle e molto si è dibattuto sull’attribuzione del soprannome. In questa sede è fin superfluo approfondirne l’origine etimologica  (deriva da platòs, che in greco significa ampio, largo, esteso) è invece essenziale sottolineare che, allievo di Socrate, Platone può essere considerato il più grande filosofo dell’antichità.  Se Socrate è stato suo maestro, Aristotele è stato suo allievo. Questo ci fa capire che dinanzi abbiamo un personaggio che è impossibile non studiare, poiché ad esso è allacciata la cultura occidentale.  La nascita della filosofia è uno degli eventi più decisivi nella storia dell’uomo, occorre risalire al VI secolo a.C, sulle rive del mare Egeo, per rintracciarne il vagito primigenio: Talete, Anassimandro, Anassimene, Parmenide ed Eraclito, sino ad arrivare a Socrate. Questo è il percorso, queste sono le “spalle” che hanno veicolato la filosofia. L’avvento di Platone ha sancito anche il passaggio dall’oralità alla scrittura, sino a 2400 anni fa il sapere veniva trasmesso oralmente (rapsodi, aedi, gli stessi filosofi), con Platone si comincia a scrivere  e la conoscenza acquisisce una solidità mai avuta prima. Il “volto” di Socrate sarebbe stato diverso se non ci fossero state le testimonianze scritte di Platone e Senofonte, i suoi discepoli più eminenti. Dopo la condanna e la morte del maestro (la cicuta ferale), si rifugiò a Megara presso Euclide, ma ritornò ad Atene verso il 396. Compì numerosi viaggi non solo per ampliare le sue conoscenze scientifiche, ma per attuare sul piano pratico il suo ideale politico. Nel 388 fu a Siracusa alla corte del tiranno Dionigi il vecchio, ma non riuscì nell’intento di convertirlo alle sue idee di riforma; sospettato dal tiranno, fu venduto come schiavo e riebbe a fatica la libertà. Tornato  ad Atene, fondò nei giardini dedicati all’eroe Academo, una scuola che ebbe il nome di Accademia (387), dove insegnò vent’anni consecutivi. Tornò poi a Siracusa, nel 366, da Dionigi il giovane succeduto al padre, ma neanche questo tentativo andò a buon fine. Si incaponì talmente tanto con Siracusa che tentò ancora una volta, nel 361, di realizzare il suo disegno politico. A quel punto fu fatto prigioniero e liberato ad opera di Archita di Taranto e poté tornare ad Atene nel 360, dove si spense tredici anni dopo nel 347.

Come ho già ricordato in Platone il dialogo vivo di Socrate diventa dialogo scritto, ma di quello conserva il carattere d’indagine aperta a tutte le istanze del pensiero e della realtà, in una scepsi infinita : la puntuale ambientazione storica, il caldo accento drammatico del discorso e la cristallina espressività dello stile fanno dei dialoghi platonici una delle più alte manifestazioni del pensiero occidentale. L’esattezza del matematico si alterna con momenti di umana commozione, il rigore logico a pause di angoscia, di attesa, di fede. Il mito (dal greco mithos che significa storia, racconto) appare nel contesto delle più serrate argomentazioni, ora per offrire uno spunto iniziale alla discussione e risolversi alla fine nella razionalità di un concetto, ora per rivestire della sua bellezza un pensiero già definito e compiere la funzione di una luminosa allegoria, ora per far presagire l’orizzonte del mistero e denunciare i limiti della ricerca umana. Senza mai compromettere o intorbidare irrazionalmente il compito indagativo del dialogo, il mito fa sempre la sua apparizione per ristabilire nel suo interlocutore, ove costui si sia irrigidito in un’ immobile presunzione metafisica, la coscienza problematica e il senso della filosofia come aspirazione senza fine.

Di Platone ci rimangono 13 lettere, non tutte autentiche, e una trentina di dialoghi, il cui ordinamento cronologico, oggetto di controversie non ancora conchiuse è stato fissato approssimativamente nella maniera seguente : Apologia di Socrate, Critone, Lachete, Ippia minore, Alcibiade maggiore, Gorgia, Menone, Eutifrone, Ione, Ippia maggiore, Cratilo (nei quali è ancora prevalente l’influsso socratico); Protagora, Eutidemo, Clitofonte, Liside, Carmide, Convito, Fedone, Repubblica  (dialoghi della maturità, in cui predomina l’impegno sistematico); Teeteto, Parmenide, Menasseno, Fedro, Sofista, Politico, Filebo (dialoghi “dialettici”, dominati dall’interesse critico); Timeo, Crizia, Leggi (espressione dell’ultima fase). Sostanzialmente nel pensiero di Platone confluiscono tutti gli interessi filosofici, morali e culturali maturati in due secoli di storia e trovano in esso un’ impostazione originale che tende all’organicità del sistema. Socrate col suo metodo e coi suoi postulati in esso impliciti gli ha aperto la via all’interiorità : tutte le istanze metafisiche, le eleatiche come le eraclitee e le pitagoriche, passano in Platone attraverso l’opera chiarificatrice di Socrate, ma vanno ben oltre il mobilissimo e ristretto orizzonte dell’effettiva indagine socratica. Egli è l’erede universale della speculazione greca quale si è venuta via via determinando dopo Talete; e solo da lui e nella elaborazione data da lui la dovranno accogliere e continuare i filosofi che lo seguiranno.

Credo sia arrivato il momento di gettare un’occhiata su alcune delle sue opere. Mi soffermerò solo sulle principali, poiché esula dagli obiettivi di questa monografia lo studio completo di tutti i suoi scritti, per il quale si rimanda ad un approfondimento personale. Senza ombra di dubbio occorre sottolineare che nessuna delle opere di Platone nasce priva di uno scopo, di un disegno ben preciso, di una finalità altissima. Al contempo è necessario focalizzare l’attenzione su ciò che vi è di capitale in Platone. Ad esempio i dialoghi rappresentano il vertice del pensiero occidentale e, tra questi, il Simposio è forse quello più celebre. Il tema centrale è l’amore, declinato dalle varie voci che intervengono nel confronto, il clima è quello festoso di una cena fra intellettuali, amici e discepoli di Socrate. L’argomento di cui si parla è, come ho detto, l’amore che i discorsi dei commensali delineano nelle sue forme più svariate : amore celeste e amore volgare, amore come composizione armonica degli opposti, come ardore di educazione, come principio ispiratore delle arti e delle scienze. Ma l’approdo più alto è nelle parole di Socrate. Amore è una sorta di demone, nato dalle nozze di Ingegno e Povertà. E’ bisogno e inquietudine, desiderio e tensione inesausta, attrazione per le belle forme sensibili. E’ impulso elementare e cosmico che culmina nella filosofia, la quale è amore di sapienza e verità. Il Fedone è un altro dialogo di importanza capitale, poiché in esso viene definita l’anima come entità immortale. In questo complesso e toccante resoconto delle ultime ore di Socrate, Platone espone il testamento spirituale e gli estremi ragionamenti del maestro, che nella sua cella, aspettando il momento fatale, si sofferma a ragionare sull’anima e sulla sua immortalità.

E’ la natura sovrasensibile dell’anima a renderla immortale, non è composta da parti, per cui la sua fine non è disgregazione inesorabile. Essa è principio di movimento e di vita, il corpo non si muove da sé, ma è mosso da un principio motore. Incarnandosi in un corpo, l’anima, che si muove da sé, lo rende organismo vivente, capace di compiere le sue funzioni biologiche. La morte, aggiunge Platone, è un sereno e liberatore trapasso, una guarigione dall’infermità della vita corporea : perciò Socrate, nelle sue ultime parole, raccomanda ai suoi di rendere grazie con il sacrificio di un gallo ad Asclepio, il dio della salute riacquistata. Nell’Apologia, narrazione emblematica della rivoluzione non violenta di Socrate, racconta che la sua arma fu la persuasione: non solo nei confronti degli uomini, ma altresì nei confronti dello Stato. Messo a morte ingiustamente, gli fu offerta la possibilità di fuggire (Critone): egli respinse questa possibilità in modo categorico, perché la giudicò violenta contro le leggi. “…E’ ormai tempo, o giudici, di andar via, io per morire, voi per continuare a vivere : chi di noi vada verso una sorte migliore, è oscuro a tutti tranne che al dio.” Socrate rivolgendosi ai giudici, prima di ingerire la cicuta.

La Repubblica è l’opera più estesa di Platone, è un dialogo diviso in dieci libri dove a parlare è Socrate, assieme a Polemarco, Cefalo, Glaucone, Adimanto e Trasimaco. I temi trattati riguardano la gnoseologia, l’ontologia, la filosofia politica, il collettivismo, il sessismo, l’economia, l’etica medica e l’etica in generale. L’opera delinea soprattutto la fisionomia della forma di governo ideale. L’amministrazione della cosa pubblica, secondo Platone, dovrebbe essere affidata ai filosofi. Solo i filosofi  sono in grado di scorgere ciò che è bene e ciò che è male, per cui non esistono uomini migliori di loro. Inaugura la città ideale, quest’ultima è l’esempio più celebre di quelle teorie politiche che col passare dei secoli prenderanno il nome di utopie. Nella filosofia del Rinascimento troveremo La città del sole di Tommaso Campanella e Utopia di Tommaso Moro, questi libri capitali affondano le loro radici proprio nella Repubblica di Platone. La narrazione del mito della caverna la si incontra nel libro settimo, Platone si serve del mito per chiarire ciò che pensa riguardo alla conoscenza. Questo celebre ed affascinante racconto ci dice che gli uomini attraverso i sensi non conoscono la realtà, ma solo la sua ombra.

La filosofia antica deve tutto o quasi a Platone, si può affermare che sia una nota a margine del suo pensiero. Nella Scuola di Atene di Raffaello Sanzio, Platone è accanto ad Aristotele con il dito puntato verso l’alto, ad indicare il mondo delle idee e il Timeo tra le mani. La voce di Aristocle, detto Platone, è destinata a riecheggiare ancora per molto ed a significare una grande civiltà, quella dei greci.


PLATONISMO

Gli elementi della dottrina platonica che sono stati assunti, a partire da Aristotele, come caratteristici di tale dottrina, possono essere ricapitolati nel modo seguente:

1-  La dottrina delle idee secondo la quale oggetto della conoscenza scientifica sono entità o valori che hanno uno status diverso da quello delle cose naturali e caratterizzato dall’unità e dalla immutabilità. In base a questa dottrina la conoscenza sensibile, che ha per oggetto le cose nella loro molteplicità e mutevolezza, non ha il minimo valore di verità e può solo ostacolare l’acquisizione della conoscenza autentica.

2- La dottrina della superiorità della saggezza sulla sapienza, cioè del fine politico della filosofia : la quale ha come suo scopo finale la realizzazione della giustizia nei rapporti fra gli uomini e quindi in ogni singolo uomo.

3- La dottrina della dialettica come procedimento scientifico per eccellenza cioè come metodo attraverso il quale la ricerca associata in primo luogo giunge a riconoscere un’unica idea e in secondo luogo passa a dividere l’unica idea nelle sue articolazioni specifiche. Questi sono anche i tre punti sui quali Aristotele polemizzò con Platone e che, mentre segnano il distacco tra platonismo e aristotelismo, sono rimasti attraverso i secoli a caratterizzare il platonismo stesso. Essi, com’è ovvio, non esauriscono la dottrina originale di Platone, che pertanto non coincide con il platonismo.

E’ da notare che le tesi su esposte non caratterizzano il cosiddetto platonismo del Rinascimento. Ma in realtà questo platonismo è un neoplatonismo, che si rifà alle tesi fondamentali del neoplatonismo antico.

Pubblicato da amicoproust

Giuseppe Cetorelli nasce a Roma il 10-07-1982. Compie studi tecnici e musicali. Si laurea in filosofia nel 2007 e consegue il diploma di sax in conservatorio. Appassionato di letteratura e filosofia, scrive racconti, testi per il teatro e recensioni musicali. Autore della raccolta di racconti "Camminando fra gli uomini" ha poi pubblicato un racconto in un volume collettaneo: "Il reduce" - Selenophilia (ukizero) edito da Alter Erebus. È fondatore e amministratore del blog letterario e filosofico www.amicoproust.altervista.org. È redattore del portale di attualità, informazione e cultura ukizero.com ed elzevirista de ilquorum.it. Ha rilasciato un'intervista ai redattori di occhioche.it, quotidiano online. È presente nel catalogo della rivista "Poeti e Poesia" con il racconto "Il Restauratore". È stato presidente e vicepresidente di un'associazione musicale, ha insegnato discipline musicali presso varie scuole private della regione Lazio. I suoi vasti interessi culturali e la propensione all'interdisciplinarietà lo hanno innalzato a vivace promotore di iniziative nei campi dell'arte e della letteratura.