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Dante

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A cura di Giuseppe Cetorelli

“…l’amor che move il sole e l’altre stelle”

Dante (diminutivo di Durante) Alighieri è semplicemente il padre della lingua e della letteratura italiana. Nasce a Firenze nel 1265 da Alighiero II degli Alighieri, appartenente alla piccola nobiltà cittadina, e da Bella (forse degli Abati). Firenze, città Guelfa per tradizione, stava allora per uscire dall’esperienza di sei anni di dominio ininterrotto della parte ghibellina e si avviava a registrare una fioritura economica, uno sviluppo urbano e sociale, una evoluzione politica tali da trasformarne la fisionomia e la vita pubblica. Dante rimase orfano di madre molto presto, trascorse l’adolescenza e la prima giovinezza nelle occupazioni culturali consuete dei giovani del suo ambiente : studi grammaticali e retorici, con apprendimento del latino e nozioni di storia, morale e scienza, desunte da testi classici e tardo-latini in uso nelle scuole del tempo. In quella Firenze venne a contatto con uomini eruditi che divennero suoi amici : Brunetto Latini, Guido Cavalcanti e Guido Guinizzelli ebbero molta influenza sul Dante lirico. Al 1283 risale l’incontro di Dante con Beatrice Portinari : alla giovane fiorentina egli dedicò un sentimento amoroso che durò oltre la morte della donna, avvenuta nel 1290, segnando in maniera indelebile tutta la sua esistenza di uomo e di poeta.

E’ noto che nell’età comunale gli scontri politici fossero importanti e che nella Firenze del XIV secolo ci fosse una forte passione civile e politica : Guelfi e Ghibellini si combattevano con strenuo vigore, gli uni a sostegno del Papato gli altri a favore dell’Impero. Nel 1301 si verificarono gli eventi che imposero alla vita di Dante una svolta decisiva. Dante era un Guelfo, nello specifico un Guelfo nero, i Bianchi al potere accolsero con sospetto la discesa in Toscana di Carlo d’Angiò, chiamato da Papa Bonifacio VIII a fare da paciere tra le due fazioni. Insomma i neri ebbero la meglio, Dante e altri capi bianchi vennero condannati al confino per due anni e a una multa per “baratteria” (interesse privato in atti di ufficio e peculato); il 10 marzo la pena fu mutata in condanna al rogo e confisca dei beni. Da allora il poeta non rivide più la sua amata Firenze. Tra il 1304 e il 1306 è documentata la presenza di Dante in area veneta; poi, almeno fino al 1308, il poeta fu in Lunigiana, ospite dei Malaspina. In quegli anni Dante compose due tra le sue opere più significative : De vulgari eloquentia (trattato filosofico) e il Convivio. Posteriore fu lo scritto politico Monarchia, così come le Epistole (importanti per far luce sulla formazione e l’evoluzione politica e culturale di Dante). Intanto si veniva preparando il terreno su cui edificare l’ opera sontuosa per cui è ricordato. A suo avviso, lo smarrirsi del singolo individuo nella “selva erronea” della vita terrena è dovuto proprio all’assenza, sulla scena mondiale, della figura dell’imperatore e alla conseguente distorsione e corruzione del ruolo del Papa, che si arroga il potere temporale e contamina l’originaria vocazione assolutamente spirituale della Chiesa di Cristo. Ed è proprio da queste immagini che prende avvio il suo capolavoro: la Commedia, poema allegorico in terzine concatenate suddiviso in tre cantiche: Inferno, Purgatorio e Paradiso. In esso il poeta rappresenta, in negativo e in positivo, la vicenda della volontà e della razionalità in atto, uniche protagoniste del rinnovamento dell’uomo e della società, là dove gli istituti deputati alla loro guida, Chiesa e impero, si sottraggono ai propri compiti spirituali e civili. La Commedia accoglie in sé le forme dei diversi generi poetici sperimentati nelle Rime, l’evoluzione interiore e letteraria rappresentata nella Vita Nuova, la riflessione conoscitiva elaborata nel Convivio, il frutto dell’analisi stilistica elaborata nel De vulgari eloquentia. Coerentemente con gli esemplari della letteratura latina medievale e romanza, e con le interpretazioni mediolatine del grande modello classico dell’Eneide, l’autore sceglie per la sua Comedìa la forma del poema allegorico (in endecasillabi concatenati in terza rima), articolato in cento canti, uno introduttivo e trentatré per ognuna delle tre cantiche in cui l’opera è suddivisa.  La Commedia si propone dunque di raccogliere una “summa”del sapere, in essa Dante intese comporre un’opera che sintetizzasse le sue esperienze biografiche, spirituali, intellettuali, che rispondesse alle esigenze  culturali e linguistiche della società del tempo, che rappresentasse infine il nuovo, autorevole anello di una ininterrotta tradizione non solo letteraria, ma anche conoscitiva (gnoseologica), basata sui classici latini, sulla Bibbia e sul pensiero cristiano. Nei suoi contenuti artistici, speculativi, etici, religiosi, la Commedia è anzitutto glorificazione della poesia come altissima espressione dello spirito umano e come mezzo di conoscenza. Nelle tre cantiche non solo le tre componenti appaiono mirabilmente fuse, ma risulta anche compiuta quell’unità tra vita spirituale ed espressione poetica che lo scrittore aveva appena toccato nella Vita nuova. 

Il viaggio oltremondano di Dante, il fine di questo capolavoro immaginifico è quello di condurre gli uomini, nella loro vita terrena, alla felicità.

L’ attività letteraria di Dante Alighieri fu caratterizzata, dalle opere giovanili fino alla Commedia, da un’incessante sperimentazione, sia delle forme espressive  sia degli argomenti; e in parallelo dal costante tentativo di chiarire quale dovesse essere il ruolo del letterato nel momento di crisi e di trasformazione della società comunale. Il sommo poeta morì tra il 13 e il 14 settembre del 1321. Guido Novello da Polenta volle per lui solenni onoranze funebri, e i poeti di Romagna fecero a gara per comporne l’epitaffio. Dante venne sepolto presso il convento dei frati minori della chiesa di San Francesco.

IL TRECENTO. Quando si parla di Dante non si può non collocarlo nella temperie storica in cui visse : il XIV fu il suo secolo. Fu proprio Dante a concepire e in parte a sviluppare il progetto di un sapere comune per la nuova società dei letterati e degli illetterati, per i quali soprattutto si propose di spezzare il pane della scienza, se desiderosi di sedere “a quella mensa dove lo pane de li angeli si manuca”. Per questo usò per il Convivio la lingua di tutti, il volgare. Fu il compito più ambizioso che si assegnò da esule politico, ma i poema, appena ideato, lo lasciò incompiuto. La Commedia segnò il suo destino di scrittore e quello della cultura occidentale: del grande pubblico di lettori e interpreti a cui si rivolgeva nella sua opera, rinnovato da una coscienza etica e politica comune, del cittadino e del cristiano. Salvatore Boccaccio suo devoto biografo e commentatore, volle ricordare “che meritò altissimi titoli; però  che alcuni li chiamarono  sempre poeta, altri filosofo, e molti teologo, mentre visse”. E’ certo però che solo il titolo di poeta accoglie gli altri titoli in una singolare e irripetibile unità estetica e spirituale. Il suo esilio gli aprì il sipario dell’esilio dei morti, il grande teatro dei vivi nell’eternità dei due regni della dannazione e della beatitudine e anche del transito penitenziale al paradiso. E il Purgatorio, la sua più originale creazione del mondo ultraterreno, è quasi un prolungamento, nella nostalgia dei defunti, dell’esistenza terrena e, per i viventi, della loro permanenza nella durata degli affetti. Proprio in quanto rappresentazione di un vissuto continuamente rigenerato, l’aldilà dantesco acquista un’esemplarità che riempie di significato la parzialità dell’esperienza mondana (Erich Auerbach). Di essa si fa testimone il personaggio che assume di volta in volta un rilievo di protagonista rivivendo o commemorando passioni e idee con cui continuiamo ancora a confrontarci. Oggi la commedia si legge con rinnovata partecipazione e più di prima si ascolta. La sua drammaturgia è potenziata dalla resa di un testo mai irrigidito da norme e tonalità costanti, intonato sulla scala delle mutazioni stilistiche tragiche e comiche, dall’alto al medio al basso dei registri narrativi e lessicali. Un effetto emotivo suscita anche la sua incomparabile sperimentazione, inscindibile dalle motivazioni creative dettate da un’istanza di riscatto morale per sé e per gli altri. A Dante poeta e personaggio della Commedia riconosciamo per tutte queste ragioni il potere che egli stesso si attribuisce di giudice nello stesso tempo divino, come scriba Dei, e umano come testimone di un destino che intreccia nella stessa persona merito e peccato, vizio e virtù. Nessuno prima di lui si era arrogato poteri altrettanto illimitati, benché virtuali e nel presente solo esortativi. Nelle altre culture il letterato era soggetto al sovrano; con Dante si inaugura la funzione sovrana del letterato. Da qui la legittimità, a parte l’enfasi del nome, della sua riconosciuta supremazia di vate. L’evento caratterizza anche il futuro della letteratura italiana e smentisce l’opinione invalsa senza riscontro di prova della sua subordinazione al potere, anzi ai poteri via via dominanti in Italia fino all’Unità.

Lo scrittore italiano, cittadino o cortigiano, aristocratico o borghese, laico o chierico, ha creduto, dopo Dante, di poter influire sulle istituzioni: l’Impero, gli stati, la Chiesa; apertamente ancora con Petrarca, poi più cautamente, aspirando al ruolo di consigliere del sovrano, ovvero dissimulando e simulando le ragioni della sua critica, ma per questo anche rischiando.

LETTURE :

Per l’Inferno ho scelto il V canto interpretato da Vittorio Gassman

https://www.youtube.com/watch?v=Q5er_13VDtw

Per il Purgatorio ho scelto il VI canto interpretato da Carmelo Bene

https://www.youtube.com/watch?v=ILdP0DPGo7c

Per il Paradiso ho scelto il XXXIII canto interpretato da Vittorio Gassman

https://www.youtube.com/watch?v=BkVmum5l_3k

Pubblicato da amicoproust

Giuseppe Cetorelli nasce a Roma il 10-07-1982. Compie studi tecnici e musicali. Si laurea in filosofia nel 2007 e consegue il diploma di sax in conservatorio. Appassionato di letteratura e filosofia, scrive racconti, testi per il teatro e recensioni musicali. Autore della raccolta di racconti "Camminando fra gli uomini" ha poi pubblicato un racconto in un volume collettaneo: "Il reduce" - Selenophilia (ukizero) edito da Alter Erebus. È fondatore e amministratore del blog letterario e filosofico www.amicoproust.altervista.org. È redattore del portale di attualità, informazione e cultura ukizero.com ed elzevirista de ilquorum.it. Ha rilasciato un'intervista ai redattori di occhioche.it, quotidiano online. È presente nel catalogo della rivista "Poeti e Poesia" con il racconto "Il Restauratore". È stato presidente e vicepresidente di un'associazione musicale, ha insegnato discipline musicali presso varie scuole private della regione Lazio. I suoi vasti interessi culturali e la propensione all'interdisciplinarietà lo hanno innalzato a vivace promotore di iniziative nei campi dell'arte e della letteratura.