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Immanuel Kant

KANT

 

A cura di Giuseppe Cetorelli

 

“Se vuoi conoscere il mondo devi conoscere gli uomini, le loro menti e i loro sensi”

 

Immanuel, Kant (Koningsberg, oggi Kaliningrad 1724-1804), filosofo tedesco. Uno dei più grandi pensatori di tutti i tempi, il filosofo più influente dell’era moderna. Nato da genitori seguaci del pietismo, studiò presso il Collegium Fridericianum e frequentò poi l’Università di Koningsberg, dove seguì i corsi di fisica, logica e matematica. Dopo la morte del padre fu costretto ad abbandonare  la carriera accademica e ad impiegarsi come precettore privato. Nel 1755 conseguì il dottorato, ottenendo l’incarico di professore straordinario di matematica e filosofia all’Università di Koningsberg, dove insegnò per tutta la vita. In questa prima fase Kant scrisse trattati su vari argomenti scientifici, in particolare su questioni di geofisica. Trascorreva il tempo lasciato libero dall’insegnamento a leggere libri di geografia e a passeggiare per le strade della sua città. 

Le sue opinioni in campo religioso, che si fondavano sul razionalismo piuttosto che sulla rivelazione, lo condussero a un conflitto con il governo prussiano e nel 1794 il re Federico Guglielmo II gli proibì di tenere lezioni pubbliche o di scrivere intorno ad argomenti religiosi. Kant obbedì formalmente all’ordine per tre anni, fino alla morte del sovrano; dopodichè si considerò liberò da qualsiasi obbligo. Con il pensiero di Immanuel Kant la filosofia moderna compie una svolta radicale : mostra nel modo più perentorio che le cose in sè stesse, esterne e indipendenti dalla conoscenza umana, non possono essere conosciute. Il suo criticismo si contrappone al dogmatismo. Il “dogmatismo”  per kant è la convinzione che il contenuto conosciuto possa essere l’ insieme delle cose in sè stesse. E quindi la pretesa contraddittoria di poter uscire dal conoscere, mediante il conoscere stesso. Una pretesa analoga a quella di chi voglia saltare al di là della propria ombra. Il “criticismo” kantiano è la consapevolezza dei limiti della ragione umana. La ragione umana è limitata, può arrivare a conoscere molto ma non tutto. Il merito straordinario di Kant fu quello di aver fissato i limiti cognitivi dell’uomo.

Kant affermò di essersi destato dal sonno dogmatico grazie a David Hume, massimo esponente dell’empirismo, e di aver capito che l’unica vera libertà dell’uomo discende dalla capacità di servirsi del proprio intelletto.  Sapere aude ! Abbi il coraggio di servirti del tuo proprio intelletto : diventare capaci di pensare con la propria testa senza lasciare che siano gli altri a pensare per noi. Essere capaci di capire gli altri e non essere dogmatici, riuscire a mettersi nella testa degli altri. In sostanza Kant invita gli uomini a  farsi guidare dalla ragione invece che dal pregiudizio e dalla tradizione consolidata.

Il secolo in cui visse fu il XVIII e sappiamo che il ‘700 fu il secolo dei lumi, delle rivoluzioni che hanno cambiato il volto del mondo occidentale : la Rivoluzione Americana (1776), la Rivoluzione Francese (1789), la Rivoluzione Industriale e  la nascita dell’Illuminismo. La sua filosofia condanna la metafisica come sfera di problemi che sono al di là delle possibilità della ragione umana.  Come abbiamo detto Kant sviluppa il suo pensiero entro la temperie culturale dell’Illuminismo, sua caratteristica principale fu la fiducia nella ragione, che avrebbe progressivamente migliorato le condizioni spirituali e materiali della civiltà umana liberandola dai vincoli della tradizione, della superstizione e della tirannide. Per estensione, si definisce “illuministico” ogni movimento filosofico che intenda conseguire l’emancipazione dell’umanità grazie ai “lumi” della ragione.

La Critica della ragion pura (1781-1787 seconda edizione) viene considerata, a ragione, l’opera fondatrice del pensiero moderno, risponde alla domanda : Che cosa posso conoscere?. Alla stesura del testo Kant arrivò dopo aver studiato le opere dei filosofi dell’empirismo- in particolare l’opera di David Hume e dei razionalisti come Gottfried Leibniz. Nell’ opera egli esaminò i fondamenti e i limiti della conoscenza umana per delineare un approccio epistemologico capace di legittimare razionalmente le conquiste della scienza moderna. In modo simile ad alcuni filosofi precedenti, Kant differenziò le modalità del pensiero in giudizi analitici e giudizi sintetici. Un giudizio analitico è una proposizione nella quale il predicato è contenuto nel soggetto, come nell’asserzione : “i corpi sono estesi”. Tali giudizi sono definiti “analitici”, perchè la verità è scoperta grazie all’analisi del concetto stesso, ma sono anche considerati infecondi sul piano conoscitivo, in quanto non estendono il sapere. I giudizi sintetici, invece, sono le proposizioni cui non si può giungere grazie alla pura analisi razionale, ad esempio l’asserzione: “i corpi sono pesanti”. Nella Critica della ragion pura Kant afferma che è possibile formulare giudizi sintetici a priori (ad esempio, “ogni cambiamento ha una causa”), ossia giudizi fecondi dal punto di vista conoscitivo, ma nel contempo universali e necessari. Descrivendo il modo in cui questo tipo di giudizio è possibile, Kant distinse tra i “fenomeni”, vale a dire gli “oggetti per noi”, in quanto sono conosciuti dall’uomo e si collocano nel mondo dell’esperienza sensibile, e le “cose in sè”, cioè gli oggetti considerati a prescindere dalle modalità in cui appaiono e sono esperiti dal soggetto conoscente. I fenomeni, l’unica porzione di realtà conoscibile, consistono propriamente nella sintesi o unione fra il materiale grezzo delle nostre sensazioni e le forme a priori (cioè non desunte dall’esperienza) della nostra intuizione : lo spazio e il tempo. Kant asserì che, oltre allo spazio e al tempo, esiste anche un determinato numero di concetti a priori del nostro intelletto, che denominò “categorie”.

Le forme a priori e le categorie  trovano le loro applicazioni nel campo dell’esperienza, dando luogo ad un sapere scientifico, cioè universale e necessario. Quando invece non sono applicate ai fenomeni, le categorie danno luogo alle “idee” della ragione (ad esempio: l’anima, la libertà, Dio), cui non può corrispondere alcun oggetto nell’esperienza e che non producono alcuna conoscenza effettiva. Ne deriva per Kant l’impossibilità di elevare la metafisica al rango di una scienza. Essa rimane solo un’aspirazione dell’animo umano.

Per Kant la rivoluzione Copernicana consiste in: “invece di chiederci come siano fatte le cose in se stesse, domandiamoci come debbano esser fatte per venir conosciute da noi”.

Ovvero l’io penso si accorge, annota ricorda e determina tutte le rappresentazioni;
nonostante ciò non si pregiudica l’oggettività, poiché l’io penso non è un fascio disordinato di
sensazioni ma un principio d’ordine formato da spazio,tempo, 12 categorie, sostanza e causa.
Davanti a questa scelta sorge spontaneo chiedersi il perché:
la risposta è alquanto semplice: non aveva altra scelta in quanto al suo tempo le 2 correnti
filosofiche principali, il razionalismo(Leibnitz) e l’empirismo(Hume), erano al capolinea.

TESI FONDAMENTALI  

La Critica della ragion pura si può dividere in due sezioni:

Gli elementi:

• sono le parti in cui è composta la facoltà di conoscere gli oggetti che possono essere
conosciuti;
• è divisa in :-estetica che tratta della sensibilità;
• logica che tratta dell’intelletto ed è divisa in ANALITICA, ovvero tutto ciò che possiamo
conoscere e DIALETTICA, tutto ciò che non possiamo conoscere;

Il metodo:

. espone il modo in cui dobbiamo procedere per conoscere
LE CINQUE TESI ONTOLOGICHE:
• SPAZIO: esiste uno scatolone che contiene tutti gli oggetti provvisti di estensione;
• TEMPO: esiste uno scatolone che contiene le cose contenute nello spazio e altri oggetti più
evanescenti che hanno un tempo ma non uno spazio(es. il ricordo);
• SOSTANZA: è un concetto che si conosce prima dell’esperienza;
• CAUSA: è un concetto che si conosce prima dell’esperienza;
• IO: punto inestensibile che contiene i 4 punti precedenti; registra le esperienze che se no
cadrebbero nel vuoto.
Due TESI GNOSEOLOGICHE:
• Schemi concettuali(CATEGORIE) : per avere esperienze occorre possedere schemi concettuali.
Per trasformare le percezioni in nette e coerenti non bastano i sensi ma servono le categorie;
• FENOMENO: non è la cosa in se ma un oggetto filtrato attraverso lo SPAZIO, il TEMPO, l’IO e
le CATEGORIE

I MODELLI DELLA CRITICA DELLA RAGION PURA

I modelli che Kant prende in considerazione sono 2: l’EMPIRISMO e il RAZIONALISMO
• le innovazioni rispetto al RAZIONALISMO consistono in una modica quantità di EMPIRISMO
e matematica fisica, per arrivare a una metafisica credibile e vincente perché riferita a oggetti
posti nello spazio e nel tempo
• per disinnescare lo scetticismo e dell’EMPIRISMO e la vacuità del RAZIONALISMO tralascia
cosa siano le cose in se  per studiare come appaiano all’io, il quale non è soggettivo, ma è una
struttura a priori uguale per tutti
• Kant miscela le due correnti: gli EMPIRISTI suggeriscono il riferimento all’esperienza e alla
psicologia, e i RAZIONALISTI all’ontologia e all’ a priori

ESTETICA TRASCENDENTALE

E’ incentrata sulla definizione di Spazio (critica apriorità dello spazio) e Tempo (critica apriorità del tempo)

SPAZIO

Kant sostiene la natura apriori dello spazio, sostenendo appunto, la possibilità dell’esistenza di
uno spazio senza oggetti, SPAZIO che, assieme al TEMPO che tratteremo poi successivamente,
forma una sorta di piano cartesiano in cui inserire i dati esperienziali e rendere, dunque,
possibile la conoscenza.
Ferraris sostiene invece che non è possibile pensare ad uno SPAZIO in maniera assoluta,
poggiandosi sul fatto che, ad esempio, non è possibile pensare uno spazio senza almeno un
colore, sottolineando quindi la dipendenza dall’ oggetto.
Ad esempio noi, quando ci immaginiamo uno SPAZIO VUOTO, lo riconduciamo al nero o al
bianco che sono anche essi colori; nonostante i nostri sforzi ci risulta quindi impossibile pensare
uno SPAZIO totalmente trascendente dall’oggetto (nel nostro caso il colore).
In questa maniera Ferraris, però, secondo noi, apporta sì una critica sostanziale alla tesi di
Kant, sostenendo l’impossibile totale trascendentalità dello SPAZIO; tuttavia ciò non
compromette completamente l’idea del filosofo, in quanto, se pur lo SPAZIO non è (alla luce di
questo verosimile e contestabile esempio) totalmente trascendente, può comunque continuare
ad essere uno strumento per catalogare l’esperienza e permettere quindi la conoscenza.

TEMPO

Anche riguardo al TEMPO Kant sostiene la sua apriorità, sostenendo appunto che la forma pura
del TEMPO precede e include qualunque esperienza temporale; senza di esso, appunto, non
sarebbe possibile la conoscenza.
Il primo esempio che porta per smontare questa tesi è che, come Kant dice che senza il TEMPO
noi non potremmo percepire il movimento, uno potrebbe dire a rigor di logica che senza
MOVIMENTO non è possibile il TEMPO. Nessuna delle due tesi risoulta più forte dell’altra, dato
che nessuna delle due è verificabile in quanto non possiamo eseguire un esperimento che elimini
il TEMPO o che elimini il MOVIMENTO. Il concetto di TEMPO di Kant, inoltre, implicherebbe il
fatto che debba risultare sempre attivo, cosa che non è sempre vera, in quanto quando siamo in
una stanza buia, dice Ferraris, è facile perdere la cognizione del TEMPO.
L’esempio sembra un po’ forzato, in quanto, comunque, il senso del TEMPO non si perde in
maniera totale, anche se sembra interessante ragionare su questo punto in quanto al buio è anche
vero che non c’è il movimento e quindi si potrebbe ragionevolmente pensare che il concetto di
TEMPO sia, diciamo, più forte in presenza del movimento, e quindi non trascendente da esso.
Ferraris anche qui apporta una critica sostanziale riguardo questo argomento, puntando
principalmente su due fattori.

IO, SOSTANZA,  CAUSA

Io (critica al mondo come rappresentazione)

Partendo dal concetto di IO per Kant, esso è un procedimento, comune a tutti gli intelletti
umani, alla base della conoscenza, lo strumento attraverso il quale io applico le categorie e riesco
ad oggettivare la mia esperienza.
Ferraris riguardo al concetto di IO propone una critica, fondata sulla componente idealistica di
questo concetto; infatti questa sezione del libro è dedicata non tanto alla confutazione del
concetto dell’IO, quanto ad una critica del MONDO COME RAPPRESENTAZIONE.
L’argomentazione di Ferraris qui è improntata sulla precarietà del concetto di rappresentazione.
Se infatti il MONDO fosse una RAPPRESENTAZIONE, si finirebbe per annullare la differenza tra
interno ed esterno, e questo porterebbe non poche complicazioni: si omette che alcune
RAPPRESENTAZIONI siano solamente in noi e non all’esterno; si trascura il fatto che c’è ben
differenza tra una IMMAGINE e una COSA, in quanto l’IMMAGINE (o RAPPRESENTAZIONE) ci
offre la prospettiva che abbiamo al momento in cui facciamo la RAPPRESENTAZIONE, mentre la
COSA fornisce una possibilità di più prospettive; non si considera l’aspetto più concreto
(grandezza,odore, sapore, …) della COSA IN SE’, aspetto che può essere perso in una
RAPPRESENTAZIONE.

La critica apportata da Ferraris sembra molto fondata e le argomentazioni a suo favore sono
abbastanza fondate. Tuttavia questo discorso è affrontato sull’idea che cant sia IDEALISTA, e che
tutto si possa trasferire in RAPPRESENTAZIONI attraverso il concetto di IO. Da quanto però
abbiamo studiato, Kant non era IDEALISTA (se no non avrebbero senso le critiche fatte appunto
dagli idealisti su di lui); infatti non elimina del tutto la COSA IN SE’, e questo non sembra essere
tenuto conto nel discorso fatto da Ferraris.

Sostanza (critica al concetto di sostanza)

Riguardo a questo tema, Kant non sembra esplicitare un concetto ben definito (secondo quello
che se ne deduce dal libro letto); infatti sostanza sarebbe ciò che permane nel tempo, e questo
porta ad una facile critica nei confronti di questo concetto.
Innanzitutto, dice Ferraris, la SOSTANZA risulta sottodeterminata, infatti, secondo ciò che
diceva Kant, potrebbero essere tranquillamente sostanze, buchi, ombre, riflessi, ritornelli, la
Fama di Omero, addirittura gli stessi SPAZIO e TEMPO, poiché anch’essi persistono nel tempo
Non viene ben spiegato il significato di “persistere nel tempo”, in quanto non viene detto per
quanto tempo dovrebbero persistere.
Oltre a ciò, non viene considerato il fatto che non si incontrano mai sostanza allo stato puro
nell’esperienza, tanto che non è di così facile intuizione, per chi non lo sa, che l’acqua di una
pentola e l’appannamento dei vetri in cucina siano la stessa sostanza
L’argomentazione qui è moto fondata, anche perché è facile, ai giorni nostri, con le nuove
scoperte scientifiche, dare una gisusta caratterizzazione al concetto di SOSTANZA; si può
tranquillamente dire, cosa che non sarebbe stata possibile a Kant, che la SOSTANZA sia la
MATERIA, cioè ciò che è fatto di ATOMI.

Causa (critica al concetto di causa)

Il concetto di categoria apriori di CAUSA è molto importante per Kant, in quanto se non
possedessi questa categoria, è difficile che potrei apprenderla con l’esperienza (viene riportato sul
libro l’sempio della matita e del gessetto: se urto con la matita un gessetto, questo si sposta, ma se
non avessi la categoria di CAUSA apriori non potrei impararla con l’esperienza, perché quello che
vedo sono solo un gessetto e una matita)
Il vero problema, però, è la confusione che si crea tra CAUSE REALI e CAUSE CHE NOI CI
IMMAGINIAMO. Infatti io posso, in alcune circostanze, rappresentarmi una idea di causa, senza
però che questa coincida realmente con quella reale (si può portare un esempio che si crede che il
toro carichi perché attratto dal rosso, invece è il movimento che lo attrae). Questo dunque deve
portare a separare questi due fattori, cosa che Kant, a parere di Ferraris non fa, anche se Kant
non esclude, tuttavia, nel suo processo di DEDUZIONE TRASCENDENTALE, la possibilità di
errori.

BILANCIO  FINALE

Kant è il pensatore più influente della storia dell’ 800 e del 900, dopo di lui infatti i filosofi
prenderanno spunto dalle sue teorie come è avvenuto nell’era antica con Platone.
L’importanza dall’oggetto viene trasferita al soggetto.
Dalle sue teorie nasceranno:
l’ANTROPOLOGIA, la PSICOLOGIA  e le SCIENZE UMANE IN GENERALE.

L’ombra di Kant si estende in tutta la filosofia degli ultimi due secoli, le scienze umane e cognitive derivano dalla filosofia kantiana. Se tutta la filosofia antica è una nota a piè di pagina al pensiero di Platone, tutta la filosofia moderna è una nota a piè di pagina alla filosofia di Kant.

” Agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere come legge universale.”                    

Imperativo categorico

 

“Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero : il cielo stellato sopra di me la legge morale dentro di me.”     

Critica della ragion pratica

 

“Non c’è da attendersi che i re filosofeggino o che i filosofi diventino re, e neppure è da desiderarlo, perché il possesso della forza corrompe il libero giudizio della ragione.”  

Per la pace perpetua

 

“Il diritto ha il compito di limitare la libertà di ciascuno alla condizione che essa si accordi con la libertà di ogni altro.”   

Il pacifismo giuridico

 

“In qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo una conoscenza possa mai riferirsi a oggetti, certo il modo con cui essa si riferisce immediatamente agli oggetti, e cui ogni pensiero, come mezzo, tende, è l’intuizione…”   

Critica della ragion pura

(Estetica  trascendentale)

La ragione umana

 

“Mi dicono che arrivai a camminare da solo, per la prima volta, tenendomi spasmodicamente a un colletto inamidato di mio padre. Il colletto era di mio padre ma mio padre dentro non c’era. Tenendolo tra le mani per le sue estremità, nel vuoto, dovetti trovare non so quale appiglio immaginario, e fare i primi passi, sostenuto in realtà solo da me stesso, tramite il colletto. L’ aiuto, più che immaginario, era, diciamo, psicologico. Un antico adagio dice : “Ognuno è fabbro della propria sorte”. In qualche modo quel colletto mi aiutò a diventere autonomo, almeno dal punto di vista del camminare e muovermi dattorno…Il colletto inamidato per Kant è la ragione umana. Aggrappandosi spasmodicamente a questa, e solo a questa, Kant ci ha per primo dimostrato che possiamo camminare da soli, senza appoggiarci a niente di esterno…”

Massimo Piattelli Palmarini  

(Ritrattino di Kant a uso di mio figlio)

 

 

Pubblicato da amicoproust

Giuseppe Cetorelli nasce a Roma il 10-07-1982. Compie studi tecnici e musicali. Si laurea in filosofia nel 2007 e consegue il diploma di sax in conservatorio. Appassionato di letteratura e filosofia, scrive racconti, testi per il teatro e recensioni musicali. Autore della raccolta di racconti "Camminando fra gli uomini" ha poi pubblicato un racconto in un volume collettaneo: "Il reduce" - Selenophilia (ukizero) edito da Alter Erebus. È fondatore e amministratore del blog letterario e filosofico www.amicoproust.altervista.org. È redattore del portale di attualità, informazione e cultura ukizero.com ed elzevirista de ilquorum.it. Ha rilasciato un'intervista ai redattori di occhioche.it, quotidiano online. È presente nel catalogo della rivista "Poeti e Poesia" con il racconto "Il Restauratore". È stato presidente e vicepresidente di un'associazione musicale, ha insegnato discipline musicali presso varie scuole private della regione Lazio. I suoi vasti interessi culturali e la propensione all'interdisciplinarietà lo hanno innalzato a vivace promotore di iniziative nei campi dell'arte e della letteratura.

43 Risposte a “Immanuel Kant”

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