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Lo psicoanalista

LO PSICOANALISTA

 

 

Il viale alberato rosseggiava sotto il cielo plumbeo di Praga, le foglie deboli vestivano i rami e sfoggiavano un mantello rosso a varie gradazioni, che differivano secondo l’umidità, le correnti d’aria e la luce che le investiva. Una rete di piccole strade innervava l’esterno dell’ospedale psichiatrico e faceva del viale un delta di rivoli coperti di rosso da un tappeto di foglie cadute.

Lo stormire delle fronde copriva il rumore dei passi del dott. Duncan che, frettoloso come sempre, si avvicinava al suo padiglione; a terra le innumerevoli foglie coprivano fin sopra i lacci le scarpe consunte del medico, che si apprestava a salire le scale tenendosi ben saldo al corrimano qua e là arrugginito. Egli era uno psicoanalista di orientamento lacaniano e prestava servizio in quell’ospedale da un paio di lustri.

La sua era stata una carriera ordinaria, dopo la laurea il tirocinio e poi la libera professione. Era invecchiato curando malati di ogni specie ma negli ultimi anni si concentrò sui pazienti affetti da disturbi d’ansia, nevrosi e isteria.

Joseph Duncan era un ebreo colto e raffinato, la madre, donna graziosa, era stata insegnante di lettere e il padre un violinista dell’orchestra di stato.

Noto per aver seguito il caso di Adolf Wolfli nell’equipe del prof. Walter Morgenthaler, si era fatto una certa reputazione anche a Praga. Sui colleghi esercitava un ascendente notevole, lo additavano a specialista in fatto di nevrosi.

Nella sala d’aspetto semivuota il sole filtrava attraverso la mussola delle tende e si infrangeva contro le panche del corridoio, su cui erano sedute larve umane, malati fisicamente ripiegati su loro stessi tanto da apparire crisalidi raggrinzite e cadute. Un concerto di passi sull’impiantito della sala annunciava l’arrivo del professore con il suo seguito di tirocinanti. “Il signor Rafael” disse scorrendo con un’occhiata la lista che aveva in mano, “è presente il signor Rafael ?” riecheggiò la sua voce fra le pareti bianche fino a raggiungere l’interessato, un uomo alto, canuto e con una incipiente calvizie. Se ne stava seduto in un canto della sala, in disparte e lontano dai rantoli degli altri pazienti, la voce del dott. Duncan percorrendo la sala arrivava attutita alle orecchie di Lambert Rafael, un agente di cambio in pensione.

I primi disturbi li aveva avvertiti nel corso dell’ultimo anno di lavoro, un ansia divorante gli montava dentro, ogni giorno, per un lavoro che non amò mai e fece fatica ad accettare, aveva una preparazione universitaria poiché studiò lettere e prima della Grande Guerra acquisì la laurea ma non valse a nulla. Forse, ripeteva fra sé, le cause del mio disagio riposano nella vita frustrata che ho condotto, nella mancata realizzazione professionale per la quale c’erano dei buoni presupposti…chissà.

Il signor Rafael !” ripeté per la terza volta con voce tonante Joseph, lo psicoanalista mostrava segni inequivocabili di impazienza. Sentendo pronunciare ancora il suo nome scandito come da un altoparlante, Lambert si alzò, con la mano destra fece un cenno al primo tirocinante che gettò un’occhiata verso la sua direzione, richiamò l’attenzione del dottore il quale si voltò di colpo, scoccando uno sguardo accigliato che si sciolse subito in un sorriso caldo.

Venga si avvicini, mi segua” disse con voce distesa “ arrivo dottore, mi scusi ma sono un po’ duro d’orecchi non volevo farla sgolare” rispose Lambert desolato.

Non si preoccupi…Dobbiamo raggiungere il mio studio che si trova quattro piani sopra ma l’ascensore è guasto…ci tocca salire a piedi” con aria indaffarata ma cortese gli indicò la rampa, “sono abituato a salire scale, il mio ufficio negli ultimi tre mesi era una mansarda… sa, le cose vecchie le mettono nei sottotetti”.

La guerra era passata anche a Praga ma l’edificio ospedaliero non riportò danni strutturali, le sale e i corridoi erano spaziosi, le camere per i ricoverati ampie e ben esposte, per contro gli studi erano piccoli.

Il dott. Duncan aveva lasciato socchiuso l’uscio, una grossa lampada da tavolo gettava nel corridoio una striscia obliqua di viva luce attraverso lo spiraglio. L’odore tiepido dello spiffero annunciava l’ambiente, il dottore aprì la porta e fece accomodare Lambert su una poltrona davanti alla sua scrivania. La stanza era tappezzata alle quattro pareti da pesanti scaffalature di libri, l’unica finestra si apriva sul chiostro interno dove i malati potevano trascorrere ore serene.

L’attenzione di Lambert prima di sedersi fu attratta da un malato che soliloquiava, passeggiando in un angolo del giardino credeva di essere Napoleone, alla testa del suo esercito. Era un Napoleone senza patria, senza memoria, senza una Waterloo.

Poco più in là dietro una panchina scorse un anziano, intento a cercare qualcosa domandava continuamente agli altri malati di aiutarlo, almeno così appariva a Lambert dallo studio. “Cosa cerca quell’uomo” disse sedendosi sulla poltrona, “non cerca qualcosa, cerca qualcuno che crede di non vedere da anni, è il signor Manfred, uno schizofrenico…la persona che cerca viene trovarlo ogni settimana”.

Alle spalle del dottore, nell’unico rettangolo di parete libera, campeggiava la fotografia di un paesaggio lacustre.

Dove si trova quel lago” disse Lambert “si trova nella penisola scandinava” rispose il dottore. “Che invenzione la fotografia, ferma il tempo in un preciso istante…irripetibile” girando la testa verso la fotografia ,“Sì Lambert…E’ proprio

così”. “Anche se è inefficace quando rappresenta paesaggi… non potrà mai sostituirsi ai quadri e alle tele, poiché quelli e queste possiedono un respiro, una temperatura che la fotografia non potrà mai restituire”. Dopo un attimo di silenzio entrò, facendo quasi irruzione, una segretaria che porse al medico un fascicolo numerato : “Conosco il suo caso dalle righe di questo fascicolo, redatto dal medico che l’ha avuta in cura prima di me…la diagnosi è disturbi d’ansia”. “Sì dottore…è così” rispose a fil di voce Lambert.

Bene allora mi parli di lei…ad esempio il suo carattere come lo descriverebbe”, disse lo specialista chiudendo il fascicolo e prendendo un foglio di carta.

Il mio carattere?…dicono che io sia burbero, ma non credo, ho un’idea molto negativa dei burberi che sono tali anche quando non dovrebbero esserlo…amo talmente tanto che me la prendo quando non sono riamato…forse è questo che viene scambiato per burbanza.

Qual’è la qualità che desidera in un uomo”, “la sincerità dottore… perché è alla base di ogni relazione umana, quindi direi la sincerità… in assoluto la capacità d’amare”. “E in una donna?” disse ammiccando lo psicanalista “beh…in una donna la tendenza all’amore nel significato più spirituale, una donna capace di amare gli spiriti, le personalità, l’essenza di chi gli sta di fronte, che poi è l’unico modo per comprendere gli altri.

Ha degli amici signor Rafael?” disse alzandosi in piedi “ ne ho avuti due nella mia vita, che ormai comincia ad essere lunga, ora sono morti…erano più anziani di me, mi hanno insegnato che l’amicizia è amore disinteressato, che in un vero rapporto di amicizia si dà senza pretendere nulla in cambio o più di quello che l’altro possa dare. L’affettività è libera e leggera. Uno si chiamava Daniel e di lui conservo un ritratto, accanto a quello della mia famiglia. Ogni volta che li guardo, i miei cari e Daniel, provo un grande affetto… e una stretta al cuore. Il tempo si porta via tutti. Maledetto”.

Se dovesse individuare un difetto in se stesso?”

Agisco sempre come se fossi immortale…in questo sento di essere ancora un bambino. Se c’è una età nella quale gli esseri umani non temono di morire è proprio l’infanzia, per cui corrono, saltano, attraversano la strada senza vedere, si sporgono sorridenti da un precipizio…hanno costantemente bisogno degli adulti per evitare il peggio. Il pericolo per loro è un compagno con cui giocare. Una volta acquisita la consapevolezza della caducità terrena svaniscono anche molti sogni”.

Qual’è la sua principale attività ora che è in pensione?”

Pensare e ripensare alla mia vita…soprattutto alle persone che ho tanto amato e che ora non sono più e alle cose che ho mancato. Tutto questo camminando in campagna e soffermando lo sguardo qua e là su ogni bocciolo, cogliendone i segreti”.

Pioveva, la bella stagione volgeva al termine, Praga cominciava a vestire di grigio e dalla finestra ancora aperta si scorgevano linee oblique che scendevano rasenti le pareti fredde. Le arcate del chiostro divennero un riparo sicuro per gli uccelli e il gorgogliare delle canali era l’unico rumore che si sentisse.

Il prof. Duncan chiuse le imposte e disse: “Qual’è il suo sogno di felicità e la disgrazia più grande?”

Il mio sogno di felicità è quello di poter essere naturalmente sereno…ora riesco ad esserlo solo ascoltando musica: Le sinfonie di Mozart, Beethoven, Mahler e il pianoforte di Chopin. E’ una serenità indotta…non appena cessa la melodia si ripiomba nel gelo dell’ansia.

La disgrazia più grande che possa capitare ad un uomo è la sopraffazione, che uccide la vita… o meglio si può continuare a vivere sopraffatti, ma è una vita senza dignità. La dove i diritti più elementari vengono conculcati non può esserci dignità.

Se la vita smette di essere la stella polare della nostra esistenza, anche la pace può non avere più importanza e, anzi, costituire una pietra di inciampo alla smodata ambizione degli uomini. In una guerra la vita degli uomini non ha valore e al suo posto si sostituisce la realizzazione di un progetto.

Ed è questo quello che è avvenuto nell’ultima guerra, dove il mondo ha potuto raffrenare la smodata sete di dominio di un popolo solo con un conflitto planetario e con la distruzione totale di una nazione.

Se nella nostra ipotetica scala valoriale la vita umana viene collocata in un posto diverso dal primo, tutta la nostra prospettiva morale viene sovvertita. Ad esempio la pace è un bene assoluto solo per chi mette la vita al primo posto, poiché è in una temperie pacifica che riusciamo a preservare meglio la nostra vita”.

I suoi eroi nella vita reale?”

I caduti di tutte le guerre…non potrei rispondere diversamente”.

Quello che detesta di più?” le domande si susseguivano e il dottore prendeva appunti, “ la vile menzogna”.

I personaggi storici che detesta di più?”

Il sommo sacerdote Caifa, possessore di una verità dogmatica, indiscutibile…per la quale condannò e di fatto uccise. Ebbe degli epigoni che come lui uccisero perché ritenevano la propria verità superiore alle altre. Il sommo sacerdote fu il sommo esempio della vanagloria umana.”

Il dono di natura che vorrebbe avere?”

Senza ombra di dubbio l’orecchio assoluto…musicalmente perfetto.”

Erano le quattro del pomeriggio e già imbruniva, la temperatura era scesa e l’odore dei caloriferi si effondeva per tutto l’ospedale fin dentro lo studio del dottor Duncan, dove si mescolava a quello dei libri.

Qual’è il fiore che ama?”

Amo le rose bianche, avevamo un intero roseto quando ero bambino e mi commuovevo nel vedere mia madre accarezzarle come fossero bimbe.”

Ha un pittore preferito signor Rafael?”

Sì…quello che ritrasse mia madre con uno splendido vestito di lino, seduta su un divano floreale con un libro in mano, nella casa di campagna… non ricordo il suo nome. Forse si aspettava una risposta diversa, ma se avessi detto gli Impressionisti o i Preraffaelliti non sarei stato originale.”

Quale è stato il giorno più triste della sua vita?” a questa domanda Lambert volse lo sguardo in direzione della finestra e fissò il cielo notturno.

Lei intende i giorni più tristi…bé quando morirono i miei genitori e mia sorella, ancora giovane, furono i momenti più drammatici…mi sentii solo come mai prima. Un tempo c’erano loro a proteggermi dagli strali della vita…ma d’altra parte verrà un giorno in cui tutti ci sentiremo più soli. Sa, quando morì mia sorella assieme al dolore mi venne a trovare il ricordo di una poesia, un canto di Leopardi intitolato: “Sopra un bassorilievo antico sepolcrale, dove una giovane morta è rappresentata in atto di partire, accomiatandosi dai suoi”. Rilessi quei versi e piansi : “Al nido onde ti parti, Non tornerai. L’aspetto De’ tuoi dolci parenti / Lasci per sempre. Il loco a cui movi, è sotterra: Ivi fia d’ogni tempo il tuo soggiorno…

Se potessi li richiamerei in vita i miei cari, per salutarli un’ultima volta. Se mi rivenissero incontro vivi li abbraccerei mescolando le mie lacrime di gioia con le loro…ma è un sogno e i sogni sono belli e terribili.”

Il prof. Duncan sembrava commosso, smise di prendere appunti, ripose il foglio nel primo cassetto della scrivania e la penna nella tasca del camice, poi…

Mi parli del giorno più felice”

La nascita del mio unico figlio. Fu un’esperienza indimenticabile ascoltare il suo primo vagito…non sapevo se mi appartenesse oppure no. Con il passare degli anni ho capito che ciascuno appartiene alla propria libertà e che ogni frammento di vita è un pezzo di storia.”

Nella sua vita ha prevalso l’amore o il dolore?”

Ho conosciuto sia l’uno che l’altro e credo si siano equivalsi. Ho tenuto fra le mie le mani scheletrite di mia madre e quelle morbide come un petalo di rosa di mio figlio… il dolore e l’amore.”

L’incontro volgeva al termine, Lambert appariva stanco ma disteso.

Il suo stato d’animo attuale?”

Ora mi sento bene, sereno grazie a lei.”

Come vorrebbe morire?”

Nella pienezza delle mie facoltà mentali…Proust diceva che ad ogni alterazione del cervello corrisponde un frammento di morte…credo che abbia avuto ragione. Quando arriverà il momento vorrei essere come una conchiglia; le conchiglie sono le uniche ad essere più belle dopo morte.”

I comignoli della città fumavano in lontananza, i rumori giungevano attutiti come se la caligine proteggesse l’ospedale.

Il dottor Joseph Duncan chiuse la seduta e accompagnò Lambert alla porta, i due si salutarono cordialmente, poi arrivò un’infermiera e dette al paziente dei medicinali in scatola. Lambert si allontanò e uscì; il medico tornò nel suo studio e si mise a pensare. La città era bagnata da una fitta pioggia.

Pubblicato da amicoproust

Giuseppe Cetorelli nasce a Roma il 10-07-1982. Compie studi tecnici e musicali. Si laurea in filosofia nel 2007 e consegue il diploma di sax in conservatorio. Appassionato di letteratura e filosofia, scrive racconti, testi per il teatro e recensioni musicali. Autore della raccolta di racconti "Camminando fra gli uomini" ha poi pubblicato un racconto in un volume collettaneo: "Il reduce" - Selenophilia (ukizero) edito da Alter Erebus. È fondatore e amministratore del blog letterario e filosofico www.amicoproust.altervista.org. È redattore del portale di attualità, informazione e cultura ukizero.com ed elzevirista de ilquorum.it. Ha rilasciato un'intervista ai redattori di occhioche.it, quotidiano online. È presente nel catalogo della rivista "Poeti e Poesia" con il racconto "Il Restauratore". È stato presidente e vicepresidente di un'associazione musicale, ha insegnato discipline musicali presso varie scuole private della regione Lazio. I suoi vasti interessi culturali e la propensione all'interdisciplinarietà lo hanno innalzato a vivace promotore di iniziative nei campi dell'arte e della letteratura.

4 Risposte a “Lo psicoanalista”

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