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Il disequilibrio

IL DISEQUILIBRIO

 

 


La porzione di mondo che ogni giorno, stancamente, vediamo muoversi attorno a noi, la società nella quale viviamo si evolve rapidissimamente. I mezzi di cui disponiamo sono innumerevoli e infinitamente potenti, è sufficiente osservare la rapidità dei nostri spostamenti, con un esercizio di ideale e forte capacità immaginativa occorrerebbe astrarsi dalla corporeità, e vedere dall’alto il movimento della nostra indaffarata vita, l’irrefrenabile dinamismo imposto dalle incombenze materiali, un ritmo di vita vorticoso, i continui problemi da fronteggiare, la sensazione di perenne ritardo che ci attanaglia, ingenerando patemi d’animo e stati d’ansia che rasentano la patologia, tutto questo fa di noi automi in balia di giaculatorie e del monotono stillicidio di azioni sempre uguali, dall’alba al tramonto. 
Arthur Schopenhauer ci ha regalato un’immagine della nostra vita affascinante e sconfortante ad un tempo, assimilandola a un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia, passando fugacemente e illusoriamente anche attraverso la gioia e il piacere. L’estinzione repentina delle positività, gli attimi di assoluta bellezza, i balsami dai quali talvolta veniamo piacevolmente abbracciati, sono effimeri come nessun’ altra cosa, lampi che squarciano una diuturna oscurità.

Il disequilibrio fra la tecnologia prodotta dall’uomo e l’equilibrio della natura cresce in maniera esponenziale e il fenomeno è a noi contiguo, è sufficiente ascoltare il fragore di un aeroporto, con lo stuolo di persone che quotidianamente lo affollano, gli arrivi e le partenze non solo di aerei, come è ovvio, ma di automobili sempre nervose, buffi veicoli aeroportuali, il traffico, la concitazione che permea ogni cosa. Dall’altro lato il ritmo fascinosamente lento della natura, le sue dolci cadenze come quelle che caratterizzano un concerto solistico, concepite per descrivere un momento dell’anima, le stille di rugiada mattutina che transitano da una foglia all’altra. Se avessimo altri occhi e, ascoltassimo attentamente anziché sentire distrattamente, ci sorprenderemmo a percepire il rumore dell’erba che si muove sotto l’azione del vento e cresce sotto i nostri piedi, il fruscio dei cespugli, il muto dialogo delle fronde che si innalzano alte sibilando, come a omaggiare il cielo, gli innumerevoli abitanti del bosco intenti a comunicare nel loro linguaggio atavico. Gli odori diversi ad ogni stagione, i colori che ammantano la natura incontaminata, le foglie riarse dal sole nelle infuocate estati, la loro gagliardia durante il grigio inverno, essenziale per difendersi dai morsi delle intemperie. E’ il miracolo dell’ordinario reso straordinario da una modernità certamente utile, ma sommamente cieca, che evita il pensiero e spinge ad eluderlo. La non riflessione si è impossessata della nostra vita, la strapazza ad ogni piè sospinto, ma questo è naturale in un’esistenza in perenne accelerazione, il “volo” materiale, fisico, si sostituisce al “volo” del pensiero e dell’anima, entità che hanno bisogno di una relativa lentezza, di ritmi meno esasperati per dispiegarsi. Deve essere questo il segreto della profonda sapienza ed imperturbabilità d’animo degli anacoreti, eremiti, monaci tibetani, o degli ormai estinti samurai, il loro habitat è la natura incorrotta, capace di far emergere la profondità e le qualità più alte degli uomini, i quali instaurano un rapporto immediato, privo si elementi ostativi con l’Assoluto, che li abbraccia completamente in un trionfo di autenticità e purezza. Quando Gabriele D’Annunzio scrisse La pioggia nel pineto deve aver assaporato la vera bellezza che risiede nella natura, così come appare, la relazione strettissima e inscindibile che può aver luogo fra la natura e l’uomo, il prorompere della pioggia estiva in una pineta mediterranea che tramuta gli elementi naturali in una grande orchestra sinfonica, dove gli strumenti si identificano nella natura medesima, sollecitata da una pioggia quasi magica, simile a tante dita intente a produrre note su corpi vibranti.

Noi siamo forgiati, giocoforza, dall’insensatezza del quotidiano, dagli infiniti ninnoli, scemenze inaudite che impongono atteggiamenti speculari, povere vittime, talora inconsapevoli, dell’omologazione. Dimentichiamo le nostre origini, impossibilitati come siamo ad avere un “dialogo” sano con gli elementi primordiali del globo terracqueo, che ci precedono nel tempo e che forse resteranno qui, quando anche la nostra specie si sarà accomiatata per lasciare posto ad un’altra.

Il disequilibrio, destinato a crescere, renderà più profonda la frattura tra l’animale uomo e il resto degli esseri viventi, facendo emergere la stolta tracotanza dell’uno e l’assoluto equilibrio, purezza e autenticità della natura non umana.

Tito Lucrezio Caro nel De Rerum Natura (sulla natura delle cose) analizzò con dovizia argomentativa, ben prima di noi altri, la realtà della natura, il ruolo e la responsabilità dell’ uomo in seno ad essa, e vi enunciò la necessità di un ritorno alla natura, ovverosia al suo rispetto.

Questo conferma il convincimento che il tema da me affrontato in questa sede, non è affatto un intuizione estemporanea e che li suo dibattito risale al primo secolo avanti Cristo. Se dopo ventuno secoli siamo ancora qui a discettare, una ragione ci dovrà pur essere. Vorrei concludere con un pensiero di Hermann Hesse: “Non potremo mai, noi figli invecchiati dell’occidente, ritornare all’umanità arcaica e all’innocenza paradisiaca dei popoli primitivi. Ma quel che attira nello spirito dell’oriente, e si esprime ancora oggi nei gesti degli asiatici, è il ritorno alle sorgenti e al rinnovamento fecondo”. Postilla al Siddharta.

Pubblicato da amicoproust

Giuseppe Cetorelli nasce a Roma il 10-07-1982. Compie studi tecnici e musicali. Si laurea in filosofia nel 2007 e consegue il diploma di sax in conservatorio. Appassionato di letteratura e filosofia, scrive racconti, testi per il teatro e recensioni musicali. Autore della raccolta di racconti "Camminando fra gli uomini" ha poi pubblicato un racconto in un volume collettaneo: "Il reduce" - Selenophilia (ukizero) edito da Alter Erebus. È fondatore e amministratore del blog letterario e filosofico www.amicoproust.altervista.org. È redattore del portale di attualità, informazione e cultura ukizero.com ed elzevirista de ilquorum.it. Ha rilasciato un'intervista ai redattori di occhioche.it, quotidiano online. È presente nel catalogo della rivista "Poeti e Poesia" con il racconto "Il Restauratore". È stato presidente e vicepresidente di un'associazione musicale, ha insegnato discipline musicali presso varie scuole private della regione Lazio. I suoi vasti interessi culturali e la propensione all'interdisciplinarietà lo hanno innalzato a vivace promotore di iniziative nei campi dell'arte e della letteratura.