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Caravaggio

ANALISI E RIELABORAZIONE :

 

 

 

 

 

AUTORE: Caravaggio TITOLO O SOGGETTO: Davide con la

testa di Golia

DATAZIONE: 1610 circa

 

COLLOCAZIONE: Roma, Galleria Borghese MATERIA E TECNICA: Olio su tela

 

DESCRIZIONE DETTEGLIATA: Il tema della testa mozzata ritorna in quest’opera dipinta

da Caravaggio durante il suo secondo soggiorno napoletano: il corpo di Davide ispirato alla statuaria antica, emerge drammaticamente dallo sfondo scuro, mentre tiene con gesto trionfale ma con un’espressione triste e malinconica la testa del gigante Golia ancora grondante di sangue. Ricordato fin dal 1613 nella Galleria Borghese, a corredo della domanda di grazia per l’uccisione di Ranuccio Tommasoni. Le indagini psicologiche sulla

personalità dell’artista hanno messo in luce le indubbie rispondenze tra il senso di colpa e il desiderio di espiazione, che si manifestano nelle opere eseguite dopo la fuga da Roma, o semplicemente nella sua vita dissennata.

L’autoritratto dell’artista identificato nella testa di Golia, vittima di un Davide inspiegabilmente malinconico, è da intendersi come gesto di autopunizione che sottintende il pentimento dell’artista, il quale con questo quadro chiedeva la grazia per l’omicidio perpetrato.Il volto del Merisi appare terreo, provato da una vita sregolata e dalla malattia.

La stesura pittorica veloce e semplificata, in particolare nella resa della camicia del giovane

e della spada, è propria della fase tarda di Caravaggio.

 

IMPRESSIONI PERSONALI : Ricordo un’ intervista che Roberto Gervaso, illustre penna del Messaggero, fece allo storico dell’arte Flavio Caroli il quale alla domanda: “Quale fosse per lui l’opera capitale dell’umanità”, rispose proprio il Davide con la Testa di Golia di Caravaggio. L’impatto con quell’opera è a dir poco sconvolgente, si viene travolti come da una corrente d’aria dalla forza che promana e dai significati intimi, personali che l’artista trasfigurò metaforicamente sulla tela. Dalla disperazione e dall’angoscia per una condanna capitale, nacque un’opera profondissima, le due figure che emergono dall’oscurità sembrano mostrare all’uomo l’errore e ad un tempo il pentimento, con toni icastici e irrefutabili.

Sommo esempio di come una vicenda personale possa assurgere all’universalità, poiché l’uomo è un essere fallibile e non ha scampo, deve scegliere fra la redenzione e la tendenza pertinace ad autogiustificare i propri errori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ANALISI L’OPERA DEL CANOVA (Paolina Borghese come Venere vincitrice)

 

 

 

 

AUTORE : Antonio Canova TITOLO O SOGGETTO: Paolina Borghese

 

DATAZIONE: 1805-1808 MATERIA E TECNICA: Scultura o ritratto

marmoreo

COLLOCAZIONE: Galleria Borghese (prima sala)

 

DESCRIZIONE: Magnifico blocco scultoreo di Antonio Canova, annoverato tra gli archetipi della bellezza ideale. La scultura ritrae Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone, nel volto della quale Canova volle metaforicamente rappresentare la dea Venere, la Venere vincitrice è raffigurata con il pomo di Paride nella mano sinistra, la scelta di posizionare quel pomo nella mano della donna innalza la scultura all’acme dell’espressione della bellezza femminile. Le forme tornite, la leggiadria dell’insieme e il senso di morbidezza evocato dal sapiente progetto Canoviano, inducono l’osservatore a dimenticare che Paolina Borghese prende “vita”da un blocco di marmo.

Motivo comune a tutta l’arte neo-classica è la critica, che diventa condanna, dell’arte immediatamente precedente, il Barocco e il Rococò. Si condannano gli eccessi sregolati, l’abbandono dell’arte all’estro dell’immaginazione, a cui corrisponde il virtuosismo tecnico che esegue tutto ciò che si immagina. Il Neo- classicismo non è collegato rigidamente all’ideologia rivoluzionaria, anche se neo-classica è l’arte del tempo della rivoluzione e dell’impero. Il Canova in questo senso non è un rivoluzionario e nella scultura che ritrae Paolina Bonaparte, si evidenzia l’ideale neo-classico della tecnica rigorosa che sostituisce la tecnica “virtuosa” propria del Barocco. Alla immaginazione Barocca succede l’ideazione neo-classica. Il Canova proclamava la necessità di una sublime esecuzione e faceva eseguire quasi totalmente dai tecnici del marmo le sue statue, probabilmente voleva che le sue sculture diventassero fredde e quasi impersonali passando attraverso una esecuzione non emozionata. L’arte neo-classica si serve con assoluta spregiudicatezza di tutti i mezzi che la tecnica mette a sua disposizione. Di vero e proprio neo-classicismo si può parlare soltanto a partire dalla metà del secolo XVIII, dopo la teorizzazione del Winckelmann e del Mengs; la fase culminante, di espansione in tutta l’Europa e perfino negli Stati Uniti d’America, è quella che va dai primi dell’ottocento alla fine dell’impero, e prende il nome, appunto, di “stile impero”.

 

 

 

Pubblicato da amicoproust

Giuseppe Cetorelli nasce a Roma il 10-07-1982. Compie studi tecnici e musicali. Si laurea in filosofia nel 2007 e consegue il diploma di sax in conservatorio. Appassionato di letteratura e filosofia, scrive racconti, testi per il teatro e recensioni musicali. Autore della raccolta di racconti "Camminando fra gli uomini" ha poi pubblicato un racconto in un volume collettaneo: "Il reduce" - Selenophilia (ukizero) edito da Alter Erebus. È fondatore e amministratore del blog letterario e filosofico www.amicoproust.altervista.org. È redattore del portale di attualità, informazione e cultura ukizero.com ed elzevirista de ilquorum.it. Ha rilasciato un'intervista ai redattori di occhioche.it, quotidiano online. È presente nel catalogo della rivista "Poeti e Poesia" con il racconto "Il Restauratore". È stato presidente e vicepresidente di un'associazione musicale, ha insegnato discipline musicali presso varie scuole private della regione Lazio. I suoi vasti interessi culturali e la propensione all'interdisciplinarietà lo hanno innalzato a vivace promotore di iniziative nei campi dell'arte e della letteratura.